Il Gemellaggio
Questa è la storia che parla di due piccoli paesi: Monghidoro e Rebecq. Due paesi lontani più di mille chilometri......

Monghidoro
Rebecq
Testo del giuramento
Profession de foi

Discorso commemorativo

 





Questa è una storia che parla di due piccoli paesi: Monghidoro e Rebecq
. Due paesi lontani più di mille chilometri (esattamente 1130, come ricorda una targa posta sulla facciata del Comune di Rebecq), diversi in tante cose. Uno si trova in una verde pianura del Belgio, l’altro sulle montagne dell’Appennino, in Italia. Tra gli abitanti di questi due paesi, anche se così lontani, anche se così diversi, si sono negli anni intrecciate storie di amicizie e di affetti grazie ad un gruppo di emigrati che da Monghidoro si sono stabiliti a Rebecq.

È una storia che comincia mezzo secolo fa, quando eravamo noi italiani ad emigrare verso altri paesi più ricchi, quando mai si sarebbe potuto pensare che un giorno la “terra promessa” sarebbe stata, per tanti popoli, la nostra penisola!
Mai si sarebbe potuto pensare allora che l’Italia , allora punto di partenza verso altri paesi più ricchi, che offrivano maggiori occasioni di lavoro e di benessere, diventasse, oggi, una tappa di arrivo per altri popoli.

Dalla fine dell’Ottocento ad oggi si calcola che siano stati ventisette milioni gli italiani che hanno lasciato il loro paese, per andare a lavorare all’estero. Milioni d’italiani, che separandosi dolorosamente dai loro affetti, dalla loro terra, dalle loro case se ne andavano in ogni angolo della terra a cercare fortuna o più semplicemente un lavoro, che desse loro dignità e modo di riscattarsi da una vita di stenti e spesso di persecuzioni politiche.
Questa epopea collettiva, che ha svuotato interi paesi del sud e del nord, oggi si è in parte arrestata.
Ma torniamo alla storia che più direttamente ci riguarda.

Nel 1946 fu stilato un Protocollo Italo-Belga che prevedeva l’emigrazione di 50.000 italiani da impiegare nelle miniere di carbone del Belgio.

Dei 63.888 italiani che lasciarono l’Italia tra il 1946 e il 1948 per andare a lavorare in Belgio, alcuni arrivarono anche a Quenast, piccolo paese vicino a Rebecq, dove vi erano delle cave di porfido.

Trentatré di questi emigranti erano monghidoresi. Altri li seguirono negli anni cinquanta. È difficile quantificare oggi quante siano le famiglie di Rebecq - Quenast con almeno un membro di origine monghidorese. Certamente sono più di un centinaio.
Per anni con questi nostri concittadini non ci furono rapporti ufficiali: erano stranieri in Belgio, ma lo erano anche qui nel loro paese d’origine. Nelle loro rare visite, infatti, mantenevano rapporti con i soli familiari e con gli uffici del Comune, ma solo per pratiche burocratiche.

Nel 1991, l’amministrazione appena eletta, decise di iniziare ad avere con questi suoi concittadini un rapporto diverso. Fu così che, dopo una serie di incontri tra i rappresentanti delle Amministrazioni dei due Comuni, si costituì un Comitato Monghidoro- Rebecq per organizzare visite e scambi culturali. Promotori ed animatori di questi primi contatti ed incontri sono stati , insieme a tanti altri, a Monghidoro Maria Carrugi e Vittoria Comellini e a Rebecq Ivo Berti, Willem Barbi e Bruna Venturelli.
Da allora, molti gli incontri semi-ufficiali tra le due comunità, ai quali hanno partecipato cittadini di Monghidoro e di Rebecq, e non solo quelli di origine italiana. Numerosissime sono state poi, in questi anni, le visite che si sono scambiati singoli cittadini dei due paesi, per consolidare amicizie e affetti nati in queste occasioni.

Questo gemellaggio
di fatto è stato solennemente ufficializzato nel luglio del 2002 a Monghidoro.

Ed ecco la cronaca degli scambi avvenuti tra i due paesi dal 1991 ad oggi:

Nel novembre del 1991 il Sindaco di Monghidoro Arnaldo Naldi, con una piccola delegazione, si reca in Belgio per prendere i primi contatti con gli Amministratori di Rebecq.

Nel giugno del 1992 c’è la prima visita ufficiale del Sindaco di Monghidoro, di alcuni assessori e di una quarantina di monghidoresi a Rebecq, accolti dal Sindaco André Fagnard.
In quell’occasione vengono esposte in una sala del locale museo alcune tele di pittori della nostra zona: B. M. Arcangeli, L. Macchiavelli ed alcune sculture di legno di un artista naïf di Pianoro. Sono presenti anche i “Suonatori della valle del Savena” e alcuni rappresentanti dell’Associazione Culturale “e bene venga maggio” che rallegrano con canti e balli le strade di Rebecq e di Quenast.

Luglio 1993 – Arrivano da Rebecq alcuni assessori e un’ottantina di belgi e di italiani residenti là. Sono programmate iniziative varie.

Ottobre 1995 – Il sindaco di Monghidoro, Ubaldo Salomoni, e un gruppo di monghidoresi si recano a Rebecq. Con loro il “Coro Scaricalasino”.

Ottobre 1996 – In occasione dei festeggiamenti del cinquantenario del Protocollo Italo-Belga, il Sindaco Ubaldo Salomoni, Maria Carrugi, presidente del Comitato Monghidoro-Rebecq, ed altri monghidoresi, vanno in Belgio, per partecipare alle cerimonie programmate.
In quell’occasione viene anche presentato il libro “Ce ne andiamo”, scritto da Sara e Christophe Berti, che racconta appunto l’emigrazione italiana a Rebecq. Alcune insegnanti di Monghidoro visitano alcune scuole e comincia così una corrispondenza tra alunni di classi parallele dei due paesi.

Luglio 1997 – Arrivano qui i belgi, capeggiati dal loro sindaco Jules Demol. Ancora una volta si programmano iniziative.

Maggio 2000 – Questa volta oltre al Sindaco, Ubaldo Salomoni ed altri monghidoresi, partecipano al viaggio a Rebecq alunni della scuola media dell’Istituto Comprensivo di Monghidoro, con la preside ed alcuni insegnanti.
E’ presente anche il Gruppo dei Campanari di Monghidoro, con addirittura le campane montate su un camion. In quell’occasione le cave sono aperte al pubblico ed è data a tutti l’opportunità di verificare quanto duro fosse allora il lavoro dei nostri emigrati: otto ore al giorno seduti per terra, esposti a tutte le intemperie, a tagliare cubetti di porfido.

30 Gennaio 2002 – Si decide di ufficializzare il gemellaggio. Viene firmata, contemporaneamente da entrambi i Consigli Comunali, una delibera in cui sono riportate le ragioni fondamentali che motivano il gemellaggio ed è insediato il nuovo Comitato con presidente il Sindaco di Monghidoro, Marino Lorenzini.

13 Luglio 2002
– Si festeggia, di fatto, il Gemellaggio tra i due paesi. Il Sindaco di Rebecq, Jules Demol, con una delegazione di consiglieri e di un centinaio di cittadini, arriva a Monghidoro. Sono stati giorni intensi, sia per le iniziative programmate, sia per le tante emozioni provate. Giorni veramente indimenticabili per tutti quelli che questo gemellaggio hanno fortemente voluto e per il quale hanno lavorato in tutti questi anni.

Agosto 2002 - Un nutrito gruppo di Scout di Rebecq soggiorna per due settimane sui monti di Monghidoro.

Dicembre 2002 – il Sindaco di Monghidoro, Marino Lorenzini con Maria Carrugi, Presidente del Comitato Monghidoro-Rebecq, si reca a Rebecq per partecipare all’inaugurazione dei cartelli stradali che testimoniano dell’avvenuto gemellaggio tra i due Comuni.

Maggio 2005 - Siamo partiti in 52 da Monghidoro, sindaco, vicesindaca, assessore alla cultura e soprattutto tanti giovani entusiasti di conoscere persone e luoghi di cui avevano sentito parlare da molto tempo.
Nei Mulins d’Arenberg erano esposti i quadri di Claudio Pesci e di Ivan Galluzzi e le sculture di Dino Milani, che avevamo portato con noi dall’Italia ed altri quadri e sculture di altri autori di origini italiane, ma residenti da anni in Belgio.
Si sono esibiti in una serata i giovani dei gruppi “Part of me” e “E-migma”, insieme con altri gruppi rock locali. Indimenticabile la visita alla miniera di Blégny-Trembleur, e poi la crociera sulla Meuse e la passeggiata per Liège, il barbecue nelle cave di Quenast.

Non va dimenticato inoltre che in questi anni sia a Monghidoro, sia a Rebecq, i relativi Comitati hanno organizzato feste, cene, lotterie, vendita di prodotti tipici per autofinanziarsi.

Marzo 2007 - Una piccola delegazione partecipa al Carnevale di Rebecq

Luglio 2007 - Sono arrivati da Rebecq in centoquattordici, ma li abbiamo sistemati tutti!
Siamo riusciti ad organizzare, nonostante il loro numero delle belle giornate, che ricorderemo tutti volentieri. Ci hanno aiutato in tanti monghidoresi, che ringraziamo da queste pagine.
Con loro abbiamo visitato Mantova, Ravenna e Brescello, il paese di Don Camillo e dell’onorevole Peppone, amatissimi anche in Belgio. Abbiamo mangiato sull’Alpe dove non sono mancati i canti, le chiacchiere e i giochi nei prati e poi a Piamaggio.
Frequentatissimo lo stand della birra allestito nel centro del paese, che serviva anche prodotti locali, tra cui le apprezzatissime crescentine.

Marzo 2008
- Circa trenta alunni dell’Istituto Comprensivo di Monghidoro, insieme ad alcuni insegnanti e accompagnati da Vittoria Comellini, del Comitato Monghidoro- Rebecq, e da Loredana Piaser, nata e vissuta a Rebecq, ma da anni residente a Monghidoro, sono partiti per il Belgio. Nella valigia i costumi per partecipare al Carnevale locale e regali per le famiglie ospitanti.
L’inserimento nelle famiglie ha dato modo a tutti di conoscere nuove realtà, nuovi modi di vivere e soprattutto di mangiare. I nostri hanno partecipato a tutte le iniziative proposte dall’amministrazione e dalle locali scuole. Ci sono state giornate passate all’interno di alcune classi, con partecipazione ad alcune iniziative didattiche, ma anche momenti di svago. Non è mancata una visita a Bruxelles e naturalmente la partecipazione al Carnevale, purtroppo bagnato dalla pioggia!
Sono ritornati tutti con le valigie piene di cioccolata e tanti bei ricordi.

Settembre 2009
- Siamo partiti in ottanta da Monghidoro. Con noi il Sindaco, Marino Lorenzini, la vicesindaco Barbara Panzacchi, l’assessora Agata Serio e il Coro Scaricalasino.
Abbiamo ricevuto come sempre un’accoglienza calorosa. Molte le iniziative programmate per il nostro soggiorno. Il primo giorno un giro con ”le Petit Train de Bonheur” ci ha permesso di ammirare il paesaggio ed assaggiare le specialità locali, annaffiate dall’ottima birra belga. Poi la visita agli ascensori, che permettono alle barche di superrare i diversi livelli nei canali, che costituiscono un via alternativa al trasporto di persone e merci, e la visita al castello di Seneffe. E infine la visita alla città di Bruxelles dove il Coro ha potuto esibirsi all’interno del Parlamento Europeo dove siamo stati accolti dall’on. Vittorio Prodi.
Il coro ha potuto cantare inoltre sia a Rebecq che a Tubize. Ed è proprio durante l’esibizione a Rebecq, nella chiesa di Saint-Géry, che abbiamo vissuto il momento più emozionante di queste giornate, quando alla fine di una canzone tutto il pubblico, composta da più di 500 persone, si è alzato in piedi ed ha applaudito a lungo commosso non solo la bellissima esecuzione del coro, ma anche la nostra presenza lì e tutto quello che essa significa in rapporti di amicizia ed affetto instaurati in questi anni tra le nostre due comunità.

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Cette histoire nous parle de deux petits villages, Rebecq et Monghidoro, distants de plus de mille kilomètres (1130 précisément, comme indiqué sur la plaque posée sur la façade de la Maison Communale de Rebecq). Ces deux villages sont bien différents : l’un se trouve dans une verte plaine de la Belgique tandis que l’autre est un pays de montagne situé sur les Apennins, en Italie. Malgré les différences et la distance, un réseau de relations amicales s’est développé au cours des années entre les habitants des deux villages grâce à un groupe d’émigrés qui s’est établi à Rebecq après avoir quitté Monghidoro.

Cette histoire commence il y a un demi siècle, quand les Italiens émigraient vers les pays plus riches pour trouver des opportunités de travail. Personne n’aurait pu imaginer que notre péninsule deviendrait une « terre promise », qu’un point de départ deviendrait un lieu de destination pour d’autres populations en quête d'une vie meilleure.

On a calculé que depuis la fin du dix-neuvième siècle, vingt-sept millons d’Italiens sont partis chercher la fortune aux quatre coins du monde . Ils ont quitté leur pays, les personnes et les lieux aimés - un choix difficile et douloureux - dans l’espoir de trouver une occupation digne, pouvant les affranchir de la misère et les soustraire parfois à des persécutions politiques. Cette épopée, qui a presque dépeuplé des pays au Nord et au Sud de l’Italie, s’est en partie arretée. Mais revenons à l’histoire qui nous intéresse plus directement.

Un protocole italo-belge dressé en 1946 prévoyait l’émigration de 50.000 Italiens à employer dans les mines de charbon (houillières) de la Belgique. Entre 1946 et 1948, 63.888 Italiens partirent pour la Belgique et quelques-uns d’entre eux s’arrêtèrent à Quenast, un petit village près de Rebecq où existaient des carrières de porphyre. Trente-trois de ces émigrants venaient de Monghidoro. Ils furent suivis par d’autres pendant les années cinquante. Il est bien difficile de quantifier aujourd’hui les familles de Rebecq-Quenast qui comptent au moins un membre originaire de Monghidoro. Elles sont certainement plus d’une centaine.

Pendant de longues années aucun rapport officiel ne mentionna ces concitoyens : ils étaient étrangers en Belgique mais ils l’étaient également dans leur pays d’origine. Au cours de leurs rares visites ils avaient des contacts strictement familiaux et ils ne s’adressaient à la Maison Communale de leur pays qu'en cas de problèmes administratifs.

En 1991, les autorités communales, à peine élues, prirent la résolution d’instaurer un nouveau rapport avec les concitoyens émigrés. Après plusieurs prises de contact entre les représentants des deux Communes interessées, un Comité Monghidoro-Rebecq fut constitué dans le but d’organiser des visites et des échanges culturels. A partir de ce moment-là, les citoyens de Monghidoro et de Rebecq - pas uniquement ceux d’origine italienne - ont eu l’occasion de prendre part à des rencontres plus ou moins officielles qui ont permis la création de liens devenus de plus en plus solides et qui ont inspiré des sentiments de profonde amitié.

Le jumelage entre les deux pays a été solennellement officialisé à Monghidoro au mois de juillet 2002.

Voilà la chronique des échanges qui ont eu lieu entre les deux pays depuis 1991.

Novembre 1991 – Le Bourgmestre de Monghidoro, Arnaldo Naldi, se rend en Belgique avec une petite délégation pour prendre des accords préliminaires avec les autorités rebecquoises.

Juin 1992 – Première visite officielle du Bourgmestre de Monghidoro avec quelques-uns de ses adjoints et une quarantaine de compatriotes. Ils sont accueillis par le Bourgmestre André Fagnard. Dans une salle du musée local sont exposées les toiles de peintres de notre région (B.M. Arcangeli, L. Macchiavelli) et les sculptures en bois d’un artiste naïf de Pianoro. Le groupe musical «Suonatori della valle del Savena » et les représentants de l’Association Culturelle «e ben venga maggio» étaient également présents pour agrémenter les journées de leurs chants et danses.

Juillet 1993 – Des Conseillers communaux de Rebecq et environ quatre-vingts belges et italiens résidant là-bas, arrivent à Monghidoro. Des initiatives diverses sont programmées.

Octobre 1995 – Le Bourgmestre de Monghidoro ,Ubaldo Salomoni, et de nombreux concitoyens se rendent à Rebecq, emmenant avec eux le « Coro di Scaricalasino ».

Octobre 1996
- Dans le cadre du cinquantième anniversaire du Protocole italo-belge, le bourgmestre Ubaldo Salomoni, Maria Carrugi, Présidente du Comité Monghidoro-Rebecq et d’autres personnes se rendent en Belgique pour prendre part aux cérémonies programmées. Sarah et Christophe Berti présentent le livre « UN ALLER SIMPLE» qu’ils ont écrit pour raconter l’immigration italienne à Rebecq. A cette occasion, des institutrices de Monghidoro visitent des écoles locales et initient un échange épistolaire entre les élèves de classes parallèles dans les deux pays.

Juillet 1997 – Ce sont les belges qui arrivent à Monghidoro avec leur Bourgmestre Jules Demol. Ils prennent part aux initiatives prévues.

Mai 2000 – Le Bourgmestre Ubaldo Salomoni, à la tête d’une délégation, accompagne à Rebecq les élèves de l’école secondaire « Istituto Comprensivo di Monghidoro » encadrés par leur Directrice et quelques professeurs. Les sonneurs de cloches de Monghidoro accompagnent la délégation avec leurs cloches installées sur un autocar. A cette occasion les carrières sont ouvertes au public et là on a bien pu comprendre combien était dur le travail de nos émigrés : couper de petits cubes de porphyre huit heures par jour, assis par terre et exposés aux intempéries.

Février 2002 – Le jumelage est officialisé. Les deux Conseils Communaux signent en même temps un document motivant les raisons fondamentales du jumelage. Le nouveau Comité est installé et la Présidence en est confiée au Bourgmestre de Monghidoro, Marino Lorenzini.

13 Juillet 2002 – On célèbre de fait le jumelage . Le Bourgmestre de Rebecq Mr. Jules Demol arrive à Monghidoro avec une délégation de Conseillers et une centaine de citoyens, pour des journées intenses et pleines d’émotions dont le souvenir restera certainement gravé dans la mémoire de toutes les personnes qui ont fortement voulu ce jumelage et qui ont travaillé pour arriver à sa réalisation.

Aout 2002 – Un groupe de scouts de Rebecq séjourne pour deux semaines dans les montagnes autour de Monghidoro.

Décembre 2002 – Le Bourgmestre de Monghidoro, Marino Lorenzini, et Maria Carrugi, Présidente du Comité Monghidoro-Rebecq, se rendent à Rebecq pour prendre part à l’inauguration des plaques témoignant du jumelage entre les deux pays.

Il ne faut pas oublier enfin que pendant toutes ces années, dans le but de financer leurs activités, les Comités ont organisé, à Monghidoro aussi bien qu’à Rebecq, des fêtes, des dîners , des loteries et des ventes de produits typiques.

Mai 2005 - Nous sommes partis en 52 personnes de Monghidoro, le maire, le maire adjoint, la conseillère municipale de culture et surtout beaucoup de jeunes enthousiastes de connaître les personnes et les endroits dont ils avaient entendu parler depuis beaucoup de temps.
Dans les Moulins d’Arenberg on avait exposé les tableaux de Claudio Pesci et d’Ivan Galluzzi et les sculptures de Dino Milani, que nous avons portés avec nous de l’Italie et d’autres tableaux et sculptures d’autres artistes d’origine italienne, mais résidents depuis des années en Belgique.
Durant une soirée, les jeunes des groupes “Part of me” et “Enigma” se sont produits, ensemble avec d’autres groupes rock locaux.
La visite à la mine de Blégny-Trembleur a été inoubliable, puis en plus la croisière sur la Meuse, la promenade à Liège et le barbecue dans les carrières de Quenast.
Il ne faut pas non plus oublier que durant ces années, tant à Monghidoro qu’à Rebecq, les comités relatifs ont organisé des fêtes, des dîners, des loteries, la vente de produits typiques pour se financer.

Mars 2007 - Une petite délégation participe au carnaval de Rebecq

Juillet 2007 - Ils sont arrivés de Rebecq, ils étaient cent quatorze, mais nous les avons logés tous. Nous sommes réussis à nous organiser malgré leur numéro de belles journées, que nous rappellerons tous volontiers. Beaucoup de personnes de Monghidoro nous ont aidés et nous les remercions sur cette page.
Avec eux nous avons visité Mantova, Ravenna et Brescello, le village de Don Camillo et de l’honorable Peppone, adorés aussi en Belgique. Nous avons mangé sur l’Alpe où les chants, les discussions et les jeux dans les prairies et puis à Piamaggio n’ont pas manqué.
L’échoppe de bière, placée au milieu du village, était très populaire. On y servait aussi des produits locaux, parmi lesquels des “crescentine” très appréciées.


Mars 2008
- Environ trente élèves du collège de Monghidoro sont partis en Belgique, accompagnés par quelques enseignants, Vittoria Comellini, du comité Monghidoro-Rebecq, et Loredana Piaser, qui est née et a vécu à Rebecq, mais qui vit depuis plusieurs années à Monghidoro.
Dans leurs valises, il y avait les costumes pour participer au carnaval local et les cadeaux pour les familles d’accueil.
L’introduction dans les familles a permis à tous de connaître de nouvelles réalités, de nouvelles façons de vivre et surtout de manger. Nos élèves ont participé à toutes les initiatives proposées par l’administration et les écoles locales.
Il y a eu des journées passées à l’intérieur de quelques classes avec la participation à quelques initiatives didactiques, mais aussi des moments de détente. Une visite à Bruxelles n’a pas manqué et naturellement la participation au carnaval pas non plus. Cette participation a été malheureusement ruinée par la pluie. Ils sont retournés tous avec des valises pleines de chocolat et beaucoup de beaux moments.


Septembre 2009 - Nous sommes partis en quatre-vingt de Monghidoro. Il y avait aussi le maire Marino Lorenzini, le maire adjoint, Barbara Panzacchi, la conseillère municipale Agata Serio et le choeur Scaricalasino.
Nous avons reçu comme toujours un accueil chaleureux. Il y avait beaucoup d’initiatives programmées pour notre séjour.
Le premier jour, on a organisé un tour avec “le petit train de bonheur”. Ceci nous a permis d’admirer le paysage et de goûter les spécialités locales, arrosées de l’excellente bière belge.
Ensuite on a visité les ascenseurs qui permettent aux bateaux de traverser les différents niveaux des canaux qui constituent une voie alternative au transport de personnes et de marchandises, et il y avait la visite au château de Seneffe.
Enfin, nous avons visité Bruxelles où le choeur a pu se produire à l’intérieur du parlement européen où l’honorable Vittorio Prodi nous a accueillis.
Le choeur a pu chanter à Rebecq et à Tubize. Et ça a été durant le spectacle à Rebecq, dans l’église de Saint-Géry, que nous avons vécu le moment le plus émotionnel de ces journées, quand à la fin d’une chanson, tout le public, composé de plus de 500 personnes, s’est levé et a applaudi longuement et de façon émue, pas seulement à cause du beau spectacle du choeur mais aussi grâce à notre présence.
Bref, on a senti tout ce qui se trouve dans les rapports d’amitié et d’affection établis durant ces années entre nos deux comunités.

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Questo è il discorso pronunciato da Ivo Berti nel Luglio 1993 in occasione della prima visita degli emigranti belgi a Monghidoro

Signor sindaco, signori assessori, signore e signori,
è naturalmente con molta emozione che vi parlo a nome degli italiani residenti a Rebecq qui presenti.
Se il compito è mio, il pensiero è di tutta la comunità italiana di Rebecq.
In questa gradevole circostanza, mi sembra veramente banale ringraziarvi della vostra calorosa accoglienza.
In questo caso, la sola parola grazie non traduce perfettamente il nostro sentimento.
Quando l’emigrante di Monghidoro lasciò il suo borgo, la sua casa, la sua famiglia per andare a lavorare all’estero, pensava che fosse per un periodo ben preciso, limitato. Un po’ come se fosse andato a spaccare la legna in Maremma. Pensava di tornare sicuramente con un po’ di denaro utile alla famiglia.
Ma il lavoro non ha mai arricchito nessuno, lo sappiamo tutti, ed il periodo di lontananza, programmato come breve, si prolungava. Il ritorno è rimandato più volte. Ed il tempo passa e fugge. Il suo paese, il paese che lui ha lasciato, si trasforma, cambia senza di lui e senza che lui lo sappia. I cambiamenti non lo aspettano. La gente stessa cambia. Altre persone venute dalla città si sono sistemate, coi soldi si sono appropriate dello spazio che era quello dell’emigrato.
Poco a poco lui è diventato uno straniero nel suo stesso paese. Nel frattempo lui, l’emigrato, è sempre uno straniero nel paese che lo ha accolto. Immaginatevi lo sgomento, la confusione.
Tuttavia, noi qui presenti possiamo testimoniare che abbiamo avuto una grande fortuna: siamo capitati in Belgio.
Il Belgio è un paese accogliente.
Io, che da buon italiano, non ho paura dei superlativi, posso affermarvi che il Belgio è uno dei paesi più accoglienti del mondo.
Anzi abbiamo avuto una fortuna doppia, quella di essere arrivati a Rebecq. La gente di Rebecq è la più tollerante del Belgio. Ed ecco a questo punto il ringraziamento iniziale mi sembra molto banale: mi sento obbligato a trasformarlo in una moltitudine di “grazie”.

Grazie agli amici italiani di accordarci il riconoscimento ufficiale di quello che noi siamo: cioè italiani di Monghidoro. Diventava sempre più difficile per noi crederci ancora.

Grazie di permetterci di far vedere le nostre radici agli amici belgi che ci hanno accompagnato. Spiegare un paese, una cultura, un modo di vivere senza materializzarlo è un po’ come raccontare una favola.

Grazie infine per riconoscere la nostra emigrazione non come una fuga egoista verso un maggior benessere, ma come uno sforzo che voleva contribuire allo sviluppo economico dell’Italia.

Grazie amici belgi per averci accompagnati così numerosi, senza dubbio questa è la testimonianza di un’amicizia.

Grazie di aver sostituito, anche se parzialmente e tante volte senza volerlo, la famiglia e gli amici che ci mancavano.

Grazie di averci accettati come siamo, con i nostri difetti e le nostre diversità.



Ivo Berti 7 luglio 1993

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C’est naturellement avec beaucoup d’émotion qu’il m’est donné de vous adresser quelques paroles au nom des italiens de Belgique ici présents.
Si c’est à moi que la tache est confiée, elle exprime cependant la pensée de la communauté italienne de Rebecq.
En cette agréable circonstance, c’est de manière tout à fait banale que l’on procède aux remerciements pour le chaleureux accueil.
En fait, le mot « merci » ne traduit pas parfaitement notre sentiment. Lorsque l’homme de Monghidoro quitte son patelin, son hameau, sa famille pour aller travailler dans un pays étranger, il part seulement pour une durée déterminée, limitée.
Un peu comme s’il partait pour une campagne betteravière, peut-être un peu plus longue. Il rentrera sûrement avec cet argent gagné dont la famille a tant besoin. Mais, chacun le sait, le travail n’a jamais enrichi personne, et le période a « durée limitée » se prolonge.
L’échéance du retour est prolongée plusieurs fois. Le temps passe et court. Son pays, le pays qu’il a quitté se transforme, sans que lui émigré, y participe. Sans même qu’on lui demande son avis. Le développement ne l’attend pas. Les gens eux même changent.
D’autres gens, venu des villes se sont installé, à coup d’argent, ils se sont appropriés l’espace qui appartenait à l’émigré. Peu à peu il est devenu étranger dans son propre pays. Pendant ce temps, lui, l’émigré, est toujours un étranger dans son pays d’accueil. Imaginez son désarroi.
Pourtant, nous ici presents, pouvons témoigner avoir eu énormément de chance : nous sommes tombés en Belgique.
La Belgique est un pays accueillant.
Je n’ai, en bon italien, pas peur des superlatifs et je dirai que la Belgique est un de pays le plus tolérant du monde. Nous avons même, une double chance, celle d’avoir atterri dans ce qui constitue aujourd’hui l’entité de Rebecq.

Le rebecqois sont les gens les plus tolérants de la Belgique. Et c’est ici les remerciements du début prennent leur caractère le plus banal : Il me faut pour le moins, multiplier les "merci”.

Merci aux amis italiens de nous accorder la reconnaissance officielle de ce que nous sommes : c’est à dire des italiens de Monghidoro. Il nous devenait de plus en plus difficile d’encore y croire.

Merci de nous permettre de montrer nos racines aux amis belges qui nous ont accompagné. Leur expliquer un pays, une culture, un mode de vie sans pouvoir le matérialiser tenait du conte féerique.

Merci enfin de reconnaître notre exil comme un effort de participation à l’essor économique italien et non comme une fuite égoïste vers le profit. Merci amis belges, de nous avoir accompagnés si nombreux, nous l’interprétons comme un témoignage d’amitié.

Merci d’avoir peut-être partiellement, parfois même involontairement remplacé la famille et les amis qui nous faisaient défaut.

Merci de nous avoir acceptés tels que nous sommes, avec nos defaut sa et nos différences.

Ivo Berti 7 juillet 1993




 
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